L'umano è il collo di bottiglia
Più pull request di quante un umano possa leggerne. Cosa succede quando il vincolo del sistema diventi tu.
Per tutta la mia carriera il collo di bottiglia di un progetto software è stato scrivere il codice. Pianificavamo intorno a quello, stimavamo quello, litigavamo su quello. Da quando in azienda questi strumenti li usano tutti, il collo di bottiglia si è spostato: siamo noi. Vengono prodotte più pull request di quante un umano possa fisicamente leggere e approvare. Su Slack certi giorni fai fatica a distinguere i colleghi dai bot, e per fortuna i bot hanno l'icona del robottino.
Davanti a questo ingorgo le risposte istintive sono due, ed entrambe scadenti. Assumere più persone che leggono PR: stai comprando attenzione umana per ispezionare lavoro fatto a costo quasi zero, e i conti smettono di tornare in fretta. Oppure rallentare la produzione: hai appena pagato per andare veloce e adesso paghi per frenare. La terza via, quella che abbiamo preso noi, è ridisegnare dove va l'attenzione umana.
Le pull request le approva un bot. Detta così suona da incoscienti, e infatti la frase intera è: le approva un bot con criteri scritti, e con un CODEOWNERS che definisce le eccezioni. Chi tocca il file del pricing, cioè i soldi, scala su un umano. Sempre, senza discussioni. Il bot legge, valuta con grano salis, approva il novanta e rotti per cento che è routine, e ti porta sulla scrivania solo quello che merita due occhi veri. La delega copre l'approvazione; la responsabilità resta dove stava, e su questo c'è un discorso a parte.
Stesso giro sulle validazioni di dominio. Un test end-to-end scritto a mano è una sofferenza: selettori, attese, fragilità. Noi facciamo sperimentare il percorso all'AI: quando ha capito come si attraversa quella funzionalità, lo script di Playwright se lo scrive da sola. E quando un test si rompe, la prima diagnosi la fa di nuovo lei: selettore cambiato, layout cambiato, o qualcosa rotto per davvero? Nei primi due casi riscrive il test e tira dritto. Nel terzo, scala. Di nuovo: l'umano entra in scena quando c'è da giudicare, ed esce dalla catena quando c'è da ispezionare routine.
Tutto questo brucia token, ovvio. Si tiene in piedi con la regola del modello giusto per il lavoro giusto: la validazione ripetitiva la fa il modello piccolo ed economico, lo script lo scrive quello grosso, una volta sola. È lo stesso conto di sempre, tempo contro denaro, applicato a una catena dove il tempo umano è diventato la voce più cara.
E qui sta il punto, soprattutto per chi guida un team. Il collo di bottiglia non si elimina: si sceglie. Se non lo scegli tu, si piazza da solo nel posto peggiore, cioè su persone che passano le giornate ad approvare routine col pilota automatico, stanche e sempre più in ritardo. Sceglierlo vuol dire decidere dove il giudizio umano è insostituibile (i soldi, i criteri, le eccezioni), scrivere regole chiare su cosa deve salire fino a una persona, e lasciare alle macchine l'ispezione di quello che le macchine hanno prodotto.
Che il collo di bottiglia adesso siamo noi, a pensarci, è una buona notizia: vuol dire che il giudizio conta ancora. Va solo speso dove cambia le cose.