Scritti · Coding agentico

Il collega smemorato

Chiudi la sessione e l'agente dimentica tutto. Il memory file, il suo limite, e il trucco dell'indice.

30 aprile 2026 · dal Q&A di "Building with Raymond", webinar Develhope

C'è una cosa dell'agente che spiazza chiunque, all'inizio. Lavori con lui tutto il pomeriggio, gli spieghi il progetto, gli correggi il tiro, e a fine giornata avete un'intesa quasi da colleghi. Poi chiudi la sessione, la riapri, e lui è tornato tavola rasa. Ogni mattina è il suo primo giorno in azienda. Geniale, velocissimo, e smemorato come pochi.

Il primo riflesso lo conoscete: il memory file. Un file di testo che per convenzione l'agente legge all'avvio di ogni sessione, e dove tu scrivi quello che deve ricordare: qui c'è questo problema, per fare questa cosa si fa così, evita quest'altra. Funziona, e per un po' funziona benissimo.

Poi il file cresce. E qui casca il collega: è la differenza tra imparare a memoria il Cinque maggio e imparare a memoria i Promessi Sposi interi. Quando le cose da tenere a mente diventano tante, l'agente comincia a perderne per strada, esattamente come faresti tu. E intanto le paghi pure: un file da diecimila parole sono grosso modo diecimila token, e su un contesto da centocinquantamila ti sei già mangiato un decimo prima ancora di dire buongiorno.

Il trucco è lo stesso che usi per qualunque collega sommerso di appunti: spezza e indicizza. Tante memorie piccole, divise per tema, e un indice solo che l'agente legge all'avvio: quando c'è un problema di questo tipo, leggi questo file; quando capita quest'altro, leggi quest'altro. Lui parte leggero, becca il caso, e va a caricarsi solo la memoria che gli serve in quel momento. In azienda i nostri bot che risolvono problemi su Slack funzionano così: base di conoscenza fatta di file, elenco in testa, e il file giusto letto al bisogno.

Se questo meccanismo vi suona familiare, è perché qualcuno l'ha già formalizzato: le skill di Claude sono esattamente questo, con un po' più di mestiere. Ogni skill porta una descrizione che dice all'agente quando serve, e il contenuto viene caricato al volo solo allora. Vale anche il monito uguale e contrario: in giro ce ne sono a centinaia, e scaricarle tutte è il modo più rapido per saturare il contesto di roba che non c'entra niente col vostro lavoro. La memoria buona è quella potata.

Resta la domanda di come si riempiono, queste memorie. La mia abitudine: a fine task chiedo all'agente "cosa hai imparato da questa storia?". Lui propone gli aggiornamenti ai file, io dico sì, no, o ni. Costa qualche token, e vale il solito conto: lo paghi una volta, lo ritrovi in ogni sessione che viene (la versione lunga di questo giro è nel Bollo per i forfettari).

Il collega smemorato resta smemorato: su questo, per ora, c'è poco da fare. Ma con i bigliettini giusti nei posti giusti, ogni mattina si siede alla scrivania e riparte da senior.