Binari paralleli
Lo sviluppo software e l'AI nascono negli stessi anni. Per settant'anni si sfiorano appena. Poi si toccano, e la curva smette di essere una linea.
Al meetup di febbraio ho proposto alla sala un gioco. Poniamo che uno sviluppatore del 1950, quello dei primi calcolatori a logica cablata, valga uno. Quanto vale oggi? La stima l'ho fatta fare a ChatGPT, che mi ha pure dato le fonti; prendetela per quello che vale: era un meetup, mica un articolo su Nature. Ma il gioco regge, perché il punto vero sta nelle due storie che corrono in parallelo.
Perché lo sviluppo software esiste dagli anni Cinquanta, e l'AI pure. Due discipline nate insieme, vicinissime, che per settant'anni si sono sfiorate appena, ognuna sul suo binario.
Il binario del software è una storia di attrezzi. Si parte da schede perforate, nastri e, se eri fortunato, una telescrivente. Nel '57 arrivano i compilatori. Nel '65 gli editor, e finalmente puoi correggere una riga senza riperforare la scheda. Il copia e incolla, che è alla base di ogni bravo programmatore, viene formalizzato nel '74: ci abbiamo messo ventiquattro anni. Poi make e lint nel '78, perché la gente voleva sistemi che dicessero dove stava sbagliando. Negli anni Ottanta il personal computer porta la programmazione fuori dalle università, e arrivano ambienti integrati come Turbo Pascal. Nel '95 le librerie e i repository: vuoi un sort, lo prendi, hai smesso di scrivertelo. Nel '97 Visual Studio, lo scatolone con cinquanta floppy. Poco dopo IntelliSense, e qui tenete a mente una parola: l'autocompletamento è una predizione di cosa vuoi scrivere dopo. Nel 2004 ReSharper, che il codice lo capisce abbastanza da ristrutturartelo. Git, npm nel 2010. A quel punto, secondo il nostro gioco, uno sviluppatore vale tredici volte quello del 1950. Sessant'anni di lavoro per un tredici per uno.
Il binario dell'AI è una storia di promesse e inverni. Nel '57 il perceptron impara da solo a riconoscere le lettere, e il New York Times scrive che la Marina si aspetta che cammini, parli, si riproduca e diventi cosciente di sé "nei prossimi mesi": ci hanno cannato di almeno ottant'anni. Poi ELIZA nel '66, lo psicologo finto coi trucchi vergognosi. I sistemi esperti degli anni Settanta, fragili, da laboratorio. E lunghi inverni, perché mancavano due cose: la matematica e i dati. Internet porta i dati, e nel '97 Deep Blue batte Kasparov a scacchi. Momento epocale, con un dettaglio che mi porto dietro da allora: avete mai visto un campionato di scacchi tra sole AI? No. Guardate Magnus Carlsen, perché quello che ci esalta è la competizione tra umani. Poi i social, dal 2002: miliardi di persone che caricano foto e le descrivono pure, dati etichettati gratis. Le GPU portano la potenza di calcolo. Nel 2016 AlphaGo batte 4 a 1 il campione del mondo di go, il gioco che era considerato il sacro graal: a metà sfida il campione sale sul terrazzo a fumare, sconvolto; oggi i maestri di go si allenano con le AI. E nel frattempo esce un articolo scientifico intitolato "Attention is all you need", che trasforma un calcolo da quadratico a lineare. Da lì i modelli GPT: 117 milioni di parametri, poi un miliardo e mezzo, poi 175 miliardi, poi mille miliardi. Nel giro di pochi anni.
Quei numeri li ho mostrati su una scala logaritmica, perché su una scala normale il grafico sfonda il soffitto. Ed è la prima fallacia da tenere a mente quando si parla di AI: il progresso ti sembra una linea finché un giorno scopri che la scala era logaritmica.
Poi i due binari si sono toccati. Qualcuno ha chiesto a un modello di predire il pezzo di codice successivo (la parola di prima: predizione, come IntelliSense, ma di un altro ordine). Arriva la code completion: ventisei volte lo sviluppatore del 1950. Qualcuno nota che il copia e incolla esiste dal '74 e che forse possiamo insegnarlo alla macchina invece di farlo a mano: nascono i tool, le chat affiancate al codice. E poi il coding agentico: gli dici "fai questo" e lui lo fa. Quarantuno volte. Da ventisei a quarantuno in tre anni, quando per fare tredici ce ne erano voluti sessanta. La curva ha smesso di farsi interpolare da una retta.
Il motivo è un circolo, e decidete voi se vizioso o virtuoso: chi costruisce le AI è uno sviluppatore. Ogni strumento che migliora lo sviluppo migliora chi costruisce le AI, che costruisce AI migliori, che migliorano gli strumenti. Avete presente i compilatori in self-hosting, quelli che compilano la versione successiva di se stessi? Claude Code oggi è sostanzialmente in quella condizione: le funzionalità nuove le fanno con Claude Code. Io apro il terminale e il numero di versione è salito da solo rispetto alla settimana prima.
E la proiezione del nostro gioco dice che includendo tutto quello che sta intorno al codice (analisi, requisiti, test, documentazione) si va oltre il sessanta per uno. Beneficio d'inventario, di nuovo. Ma la parte che secondo me conta è un'altra: per settant'anni quei due binari potevi studiarli separati. Adesso sono lo stesso binario, e il treno che ci corre sopra accelera da solo.
La versione raccontata dal vivo, curva compresa, è nel video del talk.